Belt & Road China Connettivity Index


Pubblicazioni Easternational

Per capire quale portata stia assumendo un progetto servono dati concreti: scopriamo il successo della Belt and Road Initiative attraverso il “Belt & Road China Connettivity Index”.

Tra gli strumenti fondamentali per capire il successo di un progetto della portata della Belt and Road Initiative servono dati contestualizzati e analizzati in maniera adeguata. A tale scopo ICBC Standard Bank, uno dei più grossi istituti di credito del paese, ha costruito un indice apposito, denominato “Belt & Road China Connettivity Index”, presentato al Convegno organizzato a Genova da Easternational il 24 gennaio u.s.
L’indice studia tre dimensioni e dieci pilastri. Commercio, che include esportazioni di materie prime e non, servizi e catene di fornitura; Capitali, ossia investimenti diretti, investimenti di portafoglio e finanziamenti ufficiali; Persone, che includono i lavoratori cinesi nella BRI, i lavoratori esteri in Cina legati al progetto e le interazioni sociali.
I dati presentati da Jinny Yan, Chief China Economist e China Market Strategist per ICBC, oltre ad essere molto positivi, con una crescita del 60% dal 2005 al 2015 dell’Indice stesso, mostrano altre informazioni interessanti. Ad esempio, che la distanza geografica dalla Cina, seppure ancora fondamentale, è diventata meno importante. Se nel 2009 il 50% circa della variazione nell’indice era determinata dalla prossimità a Pechino, ora la cifra si è ridotta ad un terzo. Non è un caso che tra i dieci paesi con il maggiore tasso di crescita all’interno dell’indice solo uno, il Laos, confini con la Cina. Maldive, Montenegro, Repubblica Slovacca, Armenia, Repubblica Ceca, Polonia, Qatar, Georgia e Serbia (in ordine di crescita) sono ben lontane dall’Oriente, eppure godono dell’onda lunga della BRI, grazie anche ai massicci investimenti infrastrutturali che sono parte fondante del progetto. Un dato confermato anche dal think-tank europeo Bruegel, secondo cui le dieci nazioni che beneficeranno maggiormente dalla BRI saranno tutte europee: Belgio, Olanda, Repubblica Slovacca, Austria, Ungheria, Danimarca, Moldavia, Germania, Bosnia Erzegovina e Polonia, il cui volume di affari legati al commercio con la Cina dovrebbe aumentare dell’8,2% ciascuno. Criteri diversi, esito simile.
I paesi che hanno beneficiato maggiormente in termini assoluti degli investimenti infrastrutturali della Nuova Via della Seta sono invece quasi tutti in Asia, con una sorpresa al primo posto. Si tratta della Mongolia, il cui tasso di crescita del pil si attesta attualmente ad un incredibile 5,8%, ribaltando molti luoghi comuni sui paesi del Centro Asia con cui condivide il segno più. Fatta eccezione di Oman e Maldive, che sono sulla rotta marittima verso l’Europa, le nazioni che dominano l’indice CCI sono nel sud-est asiatico: Singapore, Vietnam, Tailandia, Malesia, Cambogia, Filippine e Brunei.
Lo studio di Jinny Yan non è relativo solo alle nazioni e ai loro tassi di crescita all’interno della BRI, ma anche ai settori economici, da cui emergono considerazioni interessanti. Se infatti è calato il commercio di materie prime è cresciuto quello relativo alle catene di fornitura e il turismo, che è utilizzato da Pechino come un vero e proprio strumento di soft power. Il governo di Pechino controlla infatti le destinazioni offerte dai tour operator locali, determinando in base alla propria politica estera le nazioni amiche e quelle off limits.
Da un’altra banca, HSBC, arrivano altri indicatori positivi sull’influsso delle infrastrutture della Belt & Road sull’economia. Al momento sono in corso 900 progetti legati all’iniziativa che vanno a beneficio di 80 nazioni. Un volume di affari che nella sola Asia toccherà quota 1,7 miliardi di dollari entro il 2030. Questo tipo di investimenti portano benefici anche alle imprese locali: oltre all’aumento di traffico, verranno infatti creati 30.000 posti di lavoro per le aziende nel settore delle infrastrutture e delle costruzioni per il completamento di strade, ferrovie, porti e aeroporti. Stuart Tait, Direttore regionale di HSBC per l’area Asia-Pacifico, calcola che il volume di scambi causato dall’investimento in infrastrutture porterà ad un beneficio di 2,5 trilione di dollari all’anno nel prossimo decennio. Oltre 300 imprese cinesi hanno creato 26 zone di cooperazione economica in otto paesi dell’area ASEAN, investendo quasi 2 miliardi di dollari, dando un contributo fondamentale alla crescita di nazioni come Malesia, Tailandia e Indonesia.
Dati positivi che dimostrano come investimenti mirati nelle infrastrutture, anche in aree remote, non creano cattedrali nel deserto ma portano benessere e progresso ad aree che hanno bisogno ed enormi potenzialità di crescita.


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