Il porto di Gwadar, investimento della Belt and Road Initiative


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Uno dei grandi meriti della Repubblica Popolare Cinese nella sua strategia di internazionalizzazione (che si può riscontrare anche in Africa e in Grecia) è quella di sapere fiutare le opportunità e scommettere dove tutti gli altri hanno mollato. Si può leggere in quest’ottica il titanico investimento di Pechino nell’espansione del porto pachistano di Gwadar, affidato alla Cina per 43 anni nel 2015, in seguito ad una visita del premier Li Keqiang del 2013. Lo scalo rientra nel più ambizioso progetto del presidente Xi Jinping per una “Una Cintura, Una Strada”, via terra e via mare. La creazione di un sistema di infrastrutture che colleghi l’Oriente all’Occidente procede spedito: uno degli ultimi e più sorprendenti sviluppi è stata l’integrazione della linea ferroviaria per le merci tra Londra e Pechino. Ci vorranno diciotto giorni per spostare beni pesanti tra le due metropoli, con conseguenti vantaggi economici non solo per le due capitali, ma anche per tutti i paesi in cui transitano i convogli. 

L’investimento nel porto di Gwadar rientra nella stessa ottica. Solo quattro anni fa lo scalo marittimo era in declino, con traffico in calo, malfunzionamenti continui e immondizia ovunque. Sorprendente anche in virtù del fatto che è una costruzione relativamente moderna: sebbene fosse stato progettato nel 1954, è stato inaugurato solo nel 2007. I cinesi hanno saputo mettere mano allo scalo, ripulendolo e pianificandone un’ambiziosa espansione: nuovi ancoraggi verranno accompagnati da dragaggi più profondi, per permettere l’attracco a navi da 70.000 tonnellate. Al progetto per il porto si affiancano numerosi altri investimenti in infrastrutture, di cui beneficeranno gli abitanti della regione: un aeroporto, una nuova autostrada a collegare gli scali alla rete nazionale, un impianto di desalinizzazione per garantire acqua potabile alla città e la costruzione di una zona economica speciale entro il 2020. Le imprese che produrranno all’interno dell’area potranno operare esentasse per 23 anni e avranno evidenti facilitazioni logistiche nell’esportazione. Pechino ha anche provveduto ad aprire un canale diretto tra le due nazioni: a novembre ha completato l’autostrada che collega Gwadar alla città di Kashgar, la più vicina al Pakistan, nella regione dello Xinjiang. 
Certo, ci sono anche dei problemi: uno su tutti il rischio del terrorismo islamico. Nell’agosto del 2016 un’esplosione a Quetta, la capitale del Balochistan, la regione in cui si trova Gwadar, ha provocato 95 vittime. Negli ultimi sette anni sono state oltre mille le vittime degli attacchi del movimento separatista locale in guerra con Islamabad. Attacchi fomentati, secondo il governo locale, dagli Stati Uniti che armerebbero i ribelli e che da anni hanno un rapporto controverso, fatto di diffidenza reciproca mista a stretta collaborazione, con il Pakistan. Proprio Gwadar fu proposta dall’allora presidente Ali Bhutto a Richard Nixon per la costruzione di una base marittima americana, in piena guerra fredda. Washington rifiutò e ora Pechino non si è fatta sfuggire l’occasione. La scommessa cinese si gioca anche sul complicato equilibrio politico delle regioni che connettono il porto a Kashgar: dal Balochistan al Pakistan intero, dal Kashmir allo Xinjiang, l’autostrada che muove le merci in partenza per il resto del mondo corre tra aree instabili. 
Pechino, come dimostrano la penetrazione in Africa e gli investimenti nel Pireo, non teme le scommesse. La Cina grazie ai massicci investimenti frutto della commistione tra capitalismo e statalismo, sta cercando con successo di imporsi come centro del commercio globale e la costruzione di una via, stradale e marittima, della seta non potrà che portare ulteriore vantaggio al paese di Xi Jinping. Il detto “tutte le strade portano a Roma” potrebbe essere presto aggiornato in “tutte le strade portano a Pechino”.


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